martedì 27 gennaio 2015

Esche naturali


In aggiunta a esche come lo sgombro tagliato o intero e l'aringa, il pescatore d'acqua salata ha una vasta gamma di esche naturali tra cui scegliere.

La maggior parte dei pesci non si nutre dei propri simili, perciò più vasta è la varietà di esche naturali impiegate, maggiori sono le possibilità di una buona pesca.

Le esche fresche di buona qualità sono insuperabili, ma devono essere tenute sempre umide, e se possibile presentate nel modo più naturale possibile.




VERMI (NEREIDI): i pescatori classificano le specie di vermi (gen. Nereis) per colore e taglia.

I vermi rossi estratti dalle conghiglie dei molluschi e degli interstizi tra le pietre negli estuari, sono tenuti fino a una settimana avvolti in un giornale umido e refrigerati.

I vermi reali sono tra i più grossi di questa specie e si usano in porzioni o interi per i pollack e altri grossi predatori.

I vermi rossi più piccoli sono esche generiche molto diffuse, mentre i minuscoli vermi di porto, procurati scavando nel fango degli estuari, sono indicati per insidiare pianuzze e triglie.  

I vermi bianchi l'esca preferita dei pescatori agonistici, si trovano nelle sabbie pulite.

Per innescare i vermi, infilate il verme sul gambo facendolo scorrere se serve anche sul terminale, senza lasciare penzolare nulla che il pesce possa strappar via.

Maneggiando una nereide, fate attenzione alle pinzette apicali.



VERMI DI MARE (ARENICOLE): ci sono due specie comuni di vermi di mare (gen. Arenicola): entrambi lasciano mucchietti di detriti rivelatori alle entrate delle loro tane.

I vermi bruni si possono estrarre dalle sabbie di mezza costa: si conserveranno per alcuni giorni avvolti in un giornale umido e in frigorifero, oppure in appositi contenitori.

I vermi neri più grossi vivono vicino alle rive più basse e possono essere congelati, molte specie di pesci li trovano irresistibili.

Per innescare i vermi di mare, infilate l'amo attraverso la testa e il centro del corpo, avendo cura di non rovinarlo.

Staccate tutte le appendici superflue che possono offrire ai piccoli pesci un punto d'appoggio per sfilare l'esca dall'amo.



CICERELLI: sono pesci piccoli (famiglia Ammodytidae) allungati, gregari che si proteggono formando banchi estesi e si rintanano nella sabbia per sfuggire ai predatori.

Costituiscono un anello importante nella catena alimentare marina: la dieta di gran parte dei pesci predatori si basa quasi esclusivamente su di essi.

Si catturano con le reti in aree con forti maree (che semprano attrarli) o scavando nelle spiagge battute dal moto ondoso.

Si conservano in contenitori con acqua molto ossigenata.

Per essere il più possibile efficaci, i cecerelli devono essere vivi e nuotare pescando alla deriva.

La presentazione più naturale è allamandolo dal labbro, con la punta conficcata anche nella pelle sotto la branchia.

Si può anche allamare dalla testa o dalla coda, ma risulta meno naturale.



CALAMARO E SEPPIA: sono cefalopodi, molluschi con tentacoli e piccolo scheletro interno.

Sono molto intelligenti e attivi predatori, tagliati a fettine o interi, costituiscono ottime esche per moltissimi pesci.

Come esche hanno un difetto: sono totalmente privi di colore, comunque i predatori una volta individuatili, li attaccheranno avidamente.

I piccoli calamari si trovano nei mercati di pesce al minuto; le seppie e i grossi calamari direttamente dai pescatori.

Per innescare i calamari, apriteli togliete le interiora e l'epidermide esterna, quindi tagliate a strisce la carne.

Infilate l'amo due volte; la carne è dura, perciò se l'esca pende non è un problema, l'amo assicurerà la tenuta.

Per innescare le seppie seguire lo stesso procedimento descritto per i calamari.

La testa innescata su un grosso amo va bene per il grongo e il merluzzo, può essere usato anche il corpo intero o tagliato, o i singoli tentacoli.


POLPO: i polpi sono più comuni nelle acque costiere di quanto si pensi e si possono catturare con la canna e la lenza.

Come i calamari e le seppie sono cefalopodi predatori e come esche si innescano in modo molto simile; i più piccoli possono essere utilizzati interi.

Le lunghe strisce di carne di polpo se lasciate fluttuare nella corrente, attirano i pesci per il loro aspetto.

Se le usate però, date tempo al pesce di inghiottirle per intero prima di strappare per consolidare l'amo.

Ridotti in strisce si innescano come i calamari; per innescare un tentacolo intero, inserite l'amo nel centro coprendo la lunghezza del gambo.


CAPPELUNGHE: molte specie di cappelunghe popolano le sabbie delle spiagge più isolate.

Si muovono troppo velocemente per poter essere catturate scavando, quindi bisogna arpionarle oppure spruzzare una forte soluzione salina nei loro rifugi a forma di serratura.

Piacciono a molti pesci, compresi quelli che si catturano con strisce di pesce.

Estraendole dal guscio abbiate cura di non danneggiarne la carne e togliete il piede duro, non apprezzato dai pesci.

Per innescare le cappelunghe tagliate una sezione abbastanza consistente di carne e passatele l'amo attraverso più volte possibile perchè è morbida e si lacera facilmente.



GRANCHI: quando crescono, lasciano i propri gusci e ne producono di più grossi, in quel momento il granchio striscia fuori e assorbe acqua per dilatare una morbida epidermide pieghettata, che indurendosi forma il nuovo guscio.

I granchi vicini alla muta si chiamano peelers; quelli senza il guscio duro softbacks, entrambi sono eccellenti per una vasta gamma di pesci, ma tra i due il peeler è il più efficace.

Per innescare i granchi, sbucciateli poi tagliateli a metà; innescateli sull'amo legandoli con un filo.

L'apparenza non è importante: la fonte di richiamo è soppratutto l'odore